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LE NOSTRE PUBBLICAZIONI

 

 

INCHIOSTRI D’AUTORE A CAFFE’

Mostra itinerante di scritti autografi (alcuni inediti) di
importanti scrittori e poeti del novecento

 

Catalogo della mostra
testi di Claudio Marabini, Roberto Armenia, Paolo Salvarani, Luca Bonacini, illustrazioni di Giuliano della Casa, cm 22x30, pagine 33, edizione fuori commercio.

La mostra a carattere itinerante “Inchiostri d’autore a caffè” presso i più importanti caffè storici italiani viene accompagnata da un prezioso catalogo,oggi raro ed ormai esaurito.
In formato quasi quadrato di cm 22x20 di 33 pagine in carta forte, riporta una ampia selezione, a volte inedita, e rigorosamente autografa, di lettere, cartoline, biglietti,schizzi e disegni di importanti scrittori, poeti ed artisti del novecento.
L’intento della mostra e il conseguente catalogo vuole mettere in luce lo stretto rapporto esistente fra letteratura e caffè sia come sostanza che come luogo di ritrovo.
I Caffè letterari erano, ed alcuni lo sono ancora oggi, luogo di incontro e confronto culturale e ,a volte, fortuitamente luoghi che videro la nascita di movimenti politici,artistici e letterari che fortemente hanno influenzato la storia del nostro paese. La nascita di questo legame e l’importanza dei caffè letterari viene approfondita dai testi introduttivi di Claudio Marabini, Paolo Salvarani, Luca Bonacini, Roberto Armenia.Il catalogo è arricchito da nove delicati acquarelli di Giuliano della Casa raffiguranti i caffè che ospitarono la mostra corredati tutti da una apposita scheda di presentazione.
Segue infine una ampia carrellata che riproduce l’immagine a colori degli autografi esposti in mostra accompagnati spesso dalla riproduzione dattiloscritta del testo autografo per facilitarne la lettura e la comprensione.
Sfogliando il catalogo si possono così leggere i versi autografi dedicati di Salvatore Quasimodo, Eugenio Montale, Giuseppe Ungaretti o le lettere autografe inedite di Carlo Carrà, Alberto Savinio, Elsa Morante, Ada Negri, Gianna Manzini, Grazia Deledda, Natalia Ginzburg, Amalia Guglielminetti, Guido Gozzano, Giosuè Carducci, Mario Luzi, Thayaht, Giovanni Pascoli, oppure una foto del Vate con autografo da neonobilitato “D'Annunzio di Montenevoso”una autocaricatura di Giovannino Guareschi da lui autografata (1953), un Marco Vellani Marchi che ritrae Zavattini, le cartoline scritte da un giovane Italo Calvino ancora studente spedite alla famiglia, una poesia inedita (Parigi,1948) di Filippo de Pisis, un enigmatico epigramma di Pierpaolo Pasolini, la richiesta di Luigi Pirandello in cui chiede un distintivo fascista per presenziare ad una sua inaugurazione a Parigi, una divertente lirica di Curzio Malaparte in latino indirizzata all'amico scrittore Mario Puccini…

 

LA PIAZZA GRANDE DEL MERCATO

Nel regolamento dei Commissari alle vettovaglie di Modena nell’anno 1849.

 

Introduzione di Paolo Salvarani e Paolo Bernabiti pubblicato per l’Associazione Mercantico. Eredi Soliani 1849, Modena, ristampa anastatica 2014, pagine 15-n.n. (pp.35), con una pianta di Modena fuori testo in antiporta,una tabella fuori testo contenente l’elenco della disposizione dei venditori nella stagione estiva ed invernale, una pianta planimetrica fuori testo della Piazza di Modena ripiegata più volte che illustra la disposizione dei venditori nella stagione estiva ed invernale. Edizione fuori commercio realizzata con il contributo di: Banca Popolare dell’Emilia Romagna, Assessorato allo Sviluppo Economico del Comune di Modena, Associazione Mercantico

 

Il regolamento di “Pulitezza, salubrità, sicurezza e vettovaglie” stampato a Modena dagli Eredi Soliani nel 1849 venne stilato da una Commissione Comunale costituitasi per le pressanti ed urgenti richieste di un buon governo della città: “regole che erano ormai divenute ineluttabili ed universalmente attese”.
Questa Grande Piazza ristretta fra il Duomo ed il Palazzo Comunale era,infatti, la vetrina dei commerci, il crocevia delle novità ed era quindi sempre inverosimilmente intasata. Contribuivano ad ostruire ulteriormente l’accesso alla piazza anche le strade limitrofe confluenti: l’ultima parte di Via Selmi (allora Via Beccheria) era il macello dei bovini, parte di Piazza Torre era la contrada della Pescheria con i banchi di pesci vivi, in Via delle Vaccine (ora Via Albinelli) si vendeva e si macellava di tutto, Piazzetta delle Ova era invasa da gabbie di pennuti che riempivano i marciapiedi di guano ed infine Corso Duomo (allora Via del Mercato della Legna) era sempre piena di carri e di fascine.
Il movimento della popolazione e delle merci in spazi così ristretti,insomma, richiedeva un ordine, almeno apparente, fu così che la gestione dei luoghi pubblici iniziò ad essere regolamentata.
L’opuscolo stilato in proposito venne compilato in due distinte sezioni.
La prima parte viene suddivisa in tre brevi capitoli e 67 succinti articoli, che dispone gli ordinamenti sanitari in merito al deposito dei rifiuti, alla conduzione dei canali e delle cloache,alle sofisticazioni alimentari ed al trasporto dei concimi,contiene, inoltre, le norme di sicurezza sui tragitti percorribili e la prevenzione degli incendi.
La seconda parte invece si occupa dell’ordine generale e dell’attribuzione dei posti dei banchi concessi ai commercianti di Piazza Grande e contiene cinquantasei articoli suddivisi in cinque capitoli. Vi sono elencate le categorie del commercio ammesse e la loro disposizione, disciplinando i venditori al minuto e all’ingrosso.
Nella piazza, con un posto ben stabilito, vi era un variegato insieme di venditori di uova, latticini, pollami, selvaggina e pesce, fornai di pasta e pane. Mentre tutti i commercianti di telerie, stoviglie e combustibili, vennero distribuiti nelle vie adiacenti. Si stabilì un preciso orario estivo ed invernale di apertura e chiusura dei banchi,mentre agli esercenti di arti e mestieri si vietarono grida e rumori nelle ore delle funzioni religiose.

Fu questo regolamento una linea guida della gestione di Piazza Grande fino al 1931 anno in cui trovarono posto e magazzino nell’attigua nuova struttura coperta di Via Albinelli oltre un centinaio di commercianti che prima avevano avuto sede in Piazza Grande.
Finiva un’epoca storica per quel mercato quotidiano che aveva animato per anni Piazza Grande che divenne luogo di ritrovo e di contrattazioni per i mediatori di città e di campagna.
Oggi, Piazza Grande, dichiarata Patrimonio dell’Umanità vive la difficoltà di far convivere sacro e profano,legalità e disordine, buon senso e burocrazia alla ricerca di un punto di equilibrio fra le diverse esigenze che da sempre hanno caratterizzato la vita e i commerci della piazza stessa.

 

 

 TUTTI ALL’EXPO!
Una storia illustrata delle Esposizioni

testi di Paolo Salvarani, Maurizia Agazzani, Collana Attilio Montorsi Collections, 2015, Tipolito F.G. Savignano sul Panaro,impaginazione Centro Documentazione Mezaluna di Vignola, formato quadrato cm 31x31, pagine 180 con trecento illustrazioni a colori.
Edizione fuori commercio.

 

Esce a Modena uno dei libri più belli e curiosi sulle Esposizioni. L’ideatore è Attilio Montorsi, industriale del settore alimentare di Vignola, che da anni raccoglie materiale documentario storico e di immagini sulla sua città e sull’industria italiana,in particolare alimentare. Ogni anno delizia i suoi amici,concittadini e cultori di immagini con una bella pubblicazione fuori commercio edita col marchio “Attilio Montorsi Collections”. Dal connubio con gli autori Paolo Salvarani e Maurizia Agazzani proprietari della Libreria Grandangolo, che quando possibile affiancano Associazioni ed iniziative culturali di vario genere con la ricerca o la disponibilità di materiale antico, raro o introvabile per mostre o libri in pubblicazione nasce “Tutti all’Expo” un libro splendido, da leggere anche solo con le immagini uniche ed inedite. Il prezioso volume ripercorre la storia di un secolo di grandi esposizioni nel mondo da quella di Londra del 1851 a quella di Bruxelles del 1958.
Le numerose immagini anche inedite, tutte provenienti dall’ ampia raccolta di libri-catalogo della Collana Attilio Montorsi Collections ,delle principali esposizioni universali,internazionali,nazionali e locali del passato : quali le prime incisioni a colori degli interni del Palazzo dell’Esposizione di Londra 1862 tratte dal London Illustrated News,tavole a doppia pagina con vedute panoramiche delle Esposizioni a “volo di uccello”,la progressione dei lavori di costruzione della Torre Eiffel progettata per l’Esposizione di Parigi del 1889,fotografie stereoscopiche dell’ Esposizione di Londra1862, e fotografie inedite di New York 1939.
La scelta di realizzare un libro corredato da moltissime immagini vuole rendere possibile anche una lettura più immediata ma egualmente efficace delle esposizioni vere e proprie “città nelle città”, caratterizzate dalle prime sfavillanti illuminazioni, dai pittoreschi, eclettici ed esotici padiglioni, dalle ronzanti gallerie delle macchine e del lavoro, e da mirabolanti attrazioni capaci di sedurre milioni di visitatori, facendo loro fare “il giro del mondo in un solo giorno”. Ogni Esposizione viene minuziosamente descritta e illustrata con immagini che riproducono le strutture espositive gli eventuali episodi che la caratterizzarono . Così vengono pure riportate, per ognuna di esse, varie invenzioni importanti, curiose o utili in campo tecnologico e artistico destinate poi a influenzare profondamente la nostra vita quotidiana quali il telefono,l’ascensore,la macchina “per lavare” o per cucire,la lampadina di Edison,il primo motore a gasolio e il televisore…
Un capitolo è dedicato alla gastronomia,con vari riferimenti locali, attraverso una precisa ricostruzione storica dello stato di fatto di vari settori dell’industria alimentare come la vinicoltura, l’olivocoltura, la panificazione, l’industria casearia e quella della lavorazione e conservazione dei salumi ,settore già rilevante anche in quegli anni. Alcuni altri brevi capitoli sono dedicati ai divertimenti e alle numerose attrazioni e agli eclettici e scenografici chioschi che caratterizzavano le aree verdi delle grandi Esposizioni. Per finire una ricca e suggestiva carrellata di grandi immagini pubblicitarie delle tante esposizioni “locali” italiane, spesso a tema, espressione di un riuscito connubio fra arte e comunicazione.
Sfogliare il libro può essere un istruttivo e proficuo viaggio per inquadrare le Esposizione Universali nel loro corretto contesto storico degli ultimi due secoli per meglio comprendere la loro complessa articolazione e i cambiamenti che esse hanno prodotto nei più svariati campi.

 

 

ZIBALDONE GASTRONOMICO DELLA CUCINA MODENESE

Discorso intorno al pane e al vino di Giovanni Spaggiari, composto con devozione e cura nel 1847, con l'aggiunta di stuzzicanti note e curiosità sugli appettiti modenesi e, infine, guarnito con immagini e documenti fino ad ora mai visti

 

Testi e ricerca iconografica di Salvarani Paolo e Agazzani Maurizia Associazione Mercantico, Modena, 2015, pagine n.n. ( pp.90) con numerose immagini a colori, allegato fac-simile Statuto Circolo Enofilo Modenese 1884. All’interno edizione anastatica di Giovanni Spaggiari “Artologia ed enologia cioè discorso intorno al pane e al vino” Reggio Torreggiani 1847,pagine 57. Edizione fuori commercio di 800 esemplari

 

Lo “Zibaldone gastronomico della cucina modenese”, edizione fuori commercio di soli 800 esemplari, è un insieme di curiosità, immagini, testi inediti o rari, tutti raccolti sotto lo stesso denominatore comune: il mondo della cucina modenese, il materiale raro e quasi sempre inedito che arricchisce la pubblicazione è frutto della disponibilità di alcuni collezionisti modenesi e della Libreria Grandangolo che curandone anche i vari aspetti organizzativi ha fatto sì che potesse essere realizzato con il fondamentale contributo dell’Assessorato allo Sviluppo Economico del Comune di Modena, BPER:Banca, Casa Montorsi.
Il capitolo centrale del libro è la ristampa anastatica del raro opuscolo del 1847 di Giovanni Spaggiari, cittadino del Ducato di Modena e Reggio, che constatato come “gran parte dell’Europa fosse oppressa dalla penuria dei viveri.” dopo aver consultato le pubblicazioni sull’argomento decide di rifarsi ad alcune opere del fisico Normanno Lemery e principalmente a quella di Giovanni Battista della Porta autore del “Magiae naturalis sive de miracoli rerum naturalium”, pubblicato con vasto successo a Napoli nel 1558, che volendo rendere la magia legittima, tentava di diffondere l’idea di una natura al servizio dell’uomo.
L’autore ci indica come sostituire o compensare la farina di grano con miscele ricavate da piante che lui chiama frutti come la zucca,il lupino,la ghianda, i piselli, le fave, i ceci, e le lenticchie. Descrive l’utilizzo del miglio e del giavone che può dare “un buon pane in tempi di penuria di viveri”e del tribolo acquatico da cui si può ricavare un’ottima polenta.
Dedica un capitolo a come pulire,tagliare, bollire, liberare dall’amaro, setacciare, e ridurre in polpa le radici di asfodillo maggiore, aro o gichero, rapa sativa e carota sativa per ricavarne un prezioso pane di radici, “ottimo per chi è scarnato dalla fame o consumato dalla tisichezza” .
Nella parte seconda, dedicata all’enologia, lo Spaggiari mostra il sistema per fare vini fittizi ma, sempre, molto simili a quelli naturali,in caso di mancanza di uve utilizzando i pomi (mele), le melograne, le cotogne, le pere, i fichi freschi, l’uva passa ed infine le complesse istruzioni per la Meda, bevanda a base di miele con l’aggiunta di lievito ed alcune spezie.
La terza e ultima parte è un piccolo trattato “del provvedere per molto tempo con piccole porzioni di varie materie al mancamento del pane e del vino o di altro buon cibo e beveraggio”. Il burro, la liquerizia e l’idromescillla (“composta” degli antichi greci) sono i rimedi, che tenuti in bocca, possono acquetare fame e sete per lungo tempo.
L‘attualità di questo raro e introvabile opuscolo risiede nella motivazione di fondo che spinse l’autore a comporre questa operetta: la presa di coscienza del problema alimentare.
Merita così interesse e attenzione la ristampa di questa dimenticata pubblicazione, che potremmo definire un manualetto di “sopravvivenza in caso di carestia” primo, forse, nelle nostre terre gastronomicamente pingui e grasse, a proporre un linguaggio “del cibo” povero di sopravvivenza ma ricco di dignità umana.
Il Secondo capitolo dello Zibaldone è una miscellanea di preziose rarità modenesi come il primo statuto del “Circolo Enofilo Modenese” del 1884 dove ci cerca di regolamentare lo scambio di idee e informazioni sul vino e sulla coltivazione della vite, l’assaggio e la diffusione dei vini prodotti nella nostra provincia, i fogli volanti popolari in rime dialettali su tortellini e carni salate, lo zampone gigante sotto forma di ironico inserto-manifesto natalizio del giornale umoristico “Il Marchese Colombi”,poi “la marronata” di San Martino del Circolo della Famiglia degli Artisti ed infine la mistoca il dolce di mais e uvetta che, ormai, quasi nessun modenese ricorda più. Segue una divertente descrizione in versi alterni dell’ufficiale di cucina: il cuoco, ed un assai raro distintivo a smalto della “Società dei cuochi e camerieri modenesi”.
Il terzo capitolo è una interessante e curiosa miscellanea di menù (tutti modenesi) per occasioni speciali quali pranzi sociali come quelli della Cooperativa dei Tipografi o della Società colombofila “A. Malatesta “ in lingua rigorosamente “triganina”,quelli celebrativi per accogliere importanti personalità come quello in onore di Alberto Braglia per ben tre volte campione olimpionico, o quello del 1914 per non dimenticare la “Modena che fu” dopo l’abbattimento di Porta Sant’Agostino, ed infine un menù per una cena ad opera di tre ,forse, famosi cuochi d’allora in occasione di un concorso gastronomico della Corale Rossini.
Lo Zibaldone si conclude con una piccola ma importante carrellata di autografi raccolti da, un Maitre di sala del ristorante Fini,quando negli anni ’50 e ’60 del novecento,famoso in tutto il mondo, era tappa obbligata, per capi di stato e di governo, principi e ministri, attori di fama nazionale ed internazionale, campioni sportivi e le molte altre innumerevoli celebrità che avevano occasione di calpestare il suolo della provincia modenese.
Le pagine dell’album, man mano si arricchirono con le firme e le frasi dei tanti piloti della Ferrari e della Maserati ( De Portago, Miglioli, Fangio, Gonzales, Ascari, Cabianca, Musso, Munaron, Phill e Grahm Hill,Peter Collins ecc.), degli attori ,magari fermatisi dopo una recita in città, come Macario, Delia Scala,Renato Rascel, Edoardo Vianello e Sandra Mondaini, Gino Cervi, Ugo Tognazzi, Marisa del Frate, Gino Bramieri, Marcello Mastrianni,dei cantanti Mario del Monaco,Johnny Dorelli,Fred Buscaglione,Nilla Pizzi,Luciano Tajoli,Gino Paoli, di campioni sportivi quali Fausto Coppi, il francese Anquetil, Poblet, Masetti, Liberati, Zeno Colò ed infine tanti ospiti internazionali : Louis Amstrong, Ingrid Bergman, Ivonne Sanson, Anthony Queen, William Holden, Annie Girardot, e non manca nemmeno lo Scia di Persia Reza Pahlavi con la moglie Soraya.
Lo Zibaldone non poteva terminare senza ricordare due modenesi illustri ,naturalmente, a tavola. Una fotografia autografata da Enzo Ferrari che lo ritrae al tavolo del Ristorante “Il Cavallino” di Maranello e l’altra di un giovane e sorridente Luciano Pavarotti ad una cena al Lirica Club di Modena ,forse per festeggiare uno dei suoi primi importanti successi.

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